Il Blog delle malefatte sindacali a Malpensa (e non solo)

domenica 23 giugno 2019

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17 giugno 2019

Europa mafiosa? No, siamo noi che stiamo ricattando Bruxelles

Alberto Bagnai su Rai 3 denuncia i "metodi mafiosi" dell'Ue per cercare l’incidente politico e imporci la sua politica economica. Ma è il contrario: che aggettivo dareste a un governo che minaccia di mettere in circolo una moneta parallela e di violare gli accordi se non si fa come vuole? 

17 giugno 2019

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/17/ue-bagnai-mafia-procedura-infrazione/42554/ 

Da settimane fanno di tutto per creare un incidente politico, ma accusano l’Europa di fare lo stesso per fingersi vittime agli occhi degli italiani. Ormai nel caos organizzato della politica italiana tutto è concesso. Si possono attribuire i nostri difetti agli altri. Si può raccontare una realtà che non esiste. Tanto chi crederà mai a chi proverà il contrario? L’ultimo esempio è quello dell’economista euroscettico Alberto Bagnai che secondo molti analisti potrebbe essere il prossimo ministro degli Affari europei. Ieri, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai 3, ha detto che l’Unione europea sta usando un atteggiamento «ricattatorio e mafioso» per cercare l’incidente politico e imporci la sua politica economica. Ma è davvero così? Che aggettivo dareste a un governo che minaccia di mettere in circolo una moneta parallela e di violare accordi già firmati se non gli si permette di fare ancora più debito? Per giunta per riforme che non farebbero crescere l’italia nemmeno con il crick. Sono giorni che economisti vicini al Governo parlano di minibot, debito pubblico al 200% e riforme per rendere la Banca d’Italia dipendente dal Governo. Ricattiamo la Commissione europea e i nostri 27 Paesi alleati facendo capire che se non potremo fare debito usciremo dalla moneta unica facendo affondare con noi tutta la zona euro. O la borsa (per fare debito) o la vita dell’eurozona. La speranza dei sovranisti è che l'Europa vorrà fare di tutto per evitarlo, il dubbio è che anche se non vogliono, i nostri alleati saranno costretti a farlo, pur di sopravviverci.
I tre moschettieri del sovranismo, Borghi, Bagnai e Savona hanno fatto intendere, con allusioni o meno, che l’Italexit è una ipotesi reale, ma da dire sottovoce, perché non è scritta nel contratto di governo. Come riporta in prima pagina Il Foglio oggi, il presidente della Commissione bilancio alla Camera Claudio Borghi, ha detto: «È evidente che io voglio uscire dall'euro e così lo vuole Matteo Salvini». A Piazzapulita, il 6 giugno, con dovizia di particolari ha ammesso che l’uscita dall’euro è uno dei punti programmatici con cui Salvini ha vinto il congresso della Lega. C’è un mandato politico. Ci sono alcuni video in cui Borghi spiega come i minibot sarebbero il miglior modo per preparare un’uscita dall’euro senza spaventare i mercati. E ha continuato a dirlo nonostante il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, e la Banca d’Italia hanno detto che non è una ipotesi realizzabile. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha chiarito che sono nuovo debito o carta straccia, ma Borghi prosegue nel dire che deciderà il Governo e non Tria. Perché tenere ancora in piedi questa ipotesi se tutte le principali cariche politiche ed economiche del Paese dicono che sarebbe una moneta illegale? Ci siete già arrivati. Paolo Savona sarebbe in teoria il presidente della Consob, ma l’ha citata solo dopo 40 minuti nel suo primo discorso da presidente dell'Autorità della Borsa italiana. Nella prima mezz'ora ha detto che la pensa come Draghi sui minibot ma ha sostenuto che le previsioni sull’Italia degli istituti internazionali si basano su pregiudizi e che lo Stato può sforare il debito pubblico fino al 200% perché la solidità è nel risparmio degli italiani. Se lo dice un ex ministro sarà pur vero, no? Senza nulla togliere alla grande lucidità dell'economista, ricordiamo che Savona aveva previsto a settembre del 2018 una crescita del 3% del Pil. Oggi il Pil è al +0,3%. A chi credereste? Sempre Bagnai in un’intervista al Corriere ha detto di aver depositato un disegno di legge per riformare la Banca d’Italia sul modello della Bundesbank tedesca. Tradotto: far scegliere la metà dei membri dal Governo, l’altra metà dal Parlamento. Ecco, se i tre economisti più vicini all’azionista di maggioranza del Governo, la Lega, dicessero di voler sforare il debito pubblico del 200%, creare una moneta parallela rendere la Banca centrale nazionale dipendente dalla volontà del governo nel bel mezzo di una trattativa per fare deficit, cosa pensereste? Un ricatto o uno scherzo?
Ormai i sovranisti applicano tutti il libro-manifesto scritto da Donald Trump: The art of the deal, “L’arte del negoziare”. Prima di sedersi al tavolo e discutere alzano la posta chiedendo ai loro interlocutori di soddisfare condizioni impossibili per raggiungere poi un compromesso vantaggioso
Ormai tutti i sovranisti applicano il libro-manifesto scritto da Donald Trump: The art of the deal, l’arte del negoziare. Prima di sedersi al tavolo e discutere alzano la posta chiedendo ai loro interlocutori di soddisfare condizioni impossibili così da raggiungere in seguito un compromesso vantaggioso. Così il candidato per la leadership dei conservatori inglesi Boris Johnson promette di far uscire il Regno Unito dall’Unione europea il 31 ottobre senza pagare i 39 miliardi di sterline previsti per il divorzio. E così l’Italia minaccia di uscire dall’euro per poter fare ancora debito. Oggi da Washington Matteo Salvini ha detto: «Convinceremo l’Unione Europea con i numeri e la cortesia. Altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso, e la Ue se ne farà una ragione.Faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole». La politica non è più l’arte del compromesso ma un accordo tra piazzisti. Solo che la 500 scassata con i freni consumati la dobbiamo guidare noi.
A voi la scelta: pillola azzurra, fine della storia: domani vi sveglierete in un Paese più povero, depresso e inizierete a pretendere promesse realizzabili ed efficaci dai vostri politici. Pillola rossa, restate nel paese delle meraviglie, e vedrete quant'è profondo il baratro del default
C’è un altro abbaglio da segnalare: la trattativa non è più tra Commissione europea e governo italiano, ma tra l’Italia e gli altri 27 Stati Ue. Ma fa sempre comodo dire che l'Italia è oppressa da burocrati non eletti. Il 9 luglio saranno i vari Orban, Kurz, Sanchez, Macron e Merkel a decidere del futuro dell’Italia, non l’uscente Jean-Claude Juncker o il riconfermato Valdis Dombrovskis. Sì, riconfermato, lo ritroveremo a novembre, anche se non è detto che il suo portafoglio sia monetario. Magari i tre economisti sovranisti hanno ragione. La Flat tax risolverà davvero tutti i problemi degli italiani e farà volare l’economia. Permetteteci però di ricordare alcuni dati. Conte ha detto che il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo in cui il Pil italiano sarebbe cresciuto dell’1,5%. I due vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Salvini hanno promesso che Quota 100 avrebbe liberato tre lavoratori per ogni pensionato e il reddito di cittadinanza avrebbe aumentato il consumo interno, grazie all’effetto moltiplicatore. Ora ci ritroviamo con una crescita del Pil a +0,3%, 148mila nuovi pensionati e 4,5 miliardi spesi per mandarceli, ma non ci sono 444mila occupati in più a sostituirli. Anzi, la disoccupazione è aumentata e sono scensi i consumi delle famiglie: -0,1% secondo l’Istat. E mentre Salvini promette il taglio delle tasse: il debito pubblico torna a salire. Sì, proprio come ha predetto la Commissione europea. Lo conferma Banca d'Italia: +13,9 miliardi di euro nonostante il +0,4% di maggiori entrate tributarie. A voi la scelta: pillola azzurra, fine della storia: domani vi sveglierete in un Paese più povero, depresso e inizierete a pretendere promesse realizzabili ed efficaci dai vostri politici. Pillola rossa, restate nel paese delle meraviglie, e vedrete quant'è profondo il baratro del default

Vedi anche: 
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/11/vertice-governo-salvini-dimaio-conte-legge-di-bilancio-elezioni/42484/
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/13/nomine-ue-commissione-parlamento-consiglio-italia-governo/42510/
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/27/governo-lega-cinquestelle-salvini-di-maio-economia-europa/42678/
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/26/cinque-stelle-governo-tav-di-maio-fico/42665/
https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/05/italia-brexit-salvini-europa-polonia-commissione/42408/ 

Testimonianza


Roberto Saviano. Quando viene negata la solidarietà umana, si può solo testimoniare

https://www.lifegate.it/persone/news/roberto-saviano-intervista
Che si parli di migranti o di ambiente, il mondo contemporaneo è caratterizzato da un tratto comune: “Siamo sospettosi di tutto ciò che è empatico, buono, corretto”. L'intervista allo scrittore e giornalista Roberto Saviano per la presentazione del libro In mare non esistono taxi. 


massimo sestini, roberto saviano, in mare non esistono taxi

di Camilla Soldati
“Provarono a seppellirci ma non si accorsero che eravamo semi”. Roberto Saviano, scrittore e giornalista, ha concluso con questa citazione – la cui attribuzione non è chiara – il suo intervento al Forma Meravigli di Milano tenuto in occasione della presentazione del libro In mare non esistono taxi, edito da Contrastobooks. Un intervento fatto in ore che lui stesso ha definito “complicate, difficili”. Ore in cui restare silenti o rimanere neutrali significa essere complici di una tragedia che giorno dopo giorno macchia di sangue di nàufraghi le acque del Mediterraneo come di altre regioni d’Europa, d’Africa e del mondo.
Il riferimento è alla questione migratoria che coinvolge milioni di persone, Italia compresa. Un’Italia che non solo è meta di migranti, ma che ogni anno vede circa 100mila persone partire per trovare soddisfazione altrove. Negli ultimi anni, la questione migratoria ha anche subìto una drammatica trasformazione nella narrazione, strumentalizzata da politica e criminalità. In mare non esistono taxi nasce così, dalla necessità di tornare a testimoniare, di ripartire dalle basi della documentazione e del giornalismo per dimostrare l’evidenza. E quale strumento migliore della fotografia?

“La testimonianza è fondamentale perché le bugie passano, le prove no”

“In questo libro ho provato a raccogliere fotografie che hanno trasformato il nostro tempo e penso che la testimonianza sia il primo atto da compiere davanti a queste tragedie”, ha affermato Saviano riferendosi alle decine di migliaia persone che sono morte in oltre vent’anni nel tentativo vano di raggiungere l’Europa alla ricerca di una vita migliore. “Quando viene negata la solidarietà umana, quando un’ambulanza viene definita taxi si può solo testimoniare. In questo senso la foto è centrale perché rappresenta una prova indelebile. Anche quando viene contestata, la testimonianza è ancora più importante perché le bugie passano, le prove no”.
Operazione Mare Nostrum, salvataggio di naufraghi a bordo di un barcone da parte della Marina Militare. Mar Mediterraneo, 2014 © Massimo Sestini
La presentazione è stata l’occasione per chiedere al giornalista anche un commento su temi di cui si è sempre occupato, fin dai tempi di Gomorra, come mafia e organizzazioni criminali e il loro rapporto con lo sviluppo sostenibile in un periodo storico di forte crescita dell’interesse dell’opinione pubblica internazionale grazie alla nascita di movimenti quali Extinction Rebellion o Fridays for Future.
Che si parli di criminalità, di migranti o di ambiente, però, c’è un tratto che non cambia: “Oggi siamo sospettosi di tutto ciò che è empatico, buono, corretto”, come se chi si fosse pieno di questi sentimenti avesse qualcosa da nascondere, un tornaconto personale. Come se nel mondo contemporaneo “solo la cattiveria fosse autentica”. Anche se sei un migrante in cerca della felicità, uno scrittore che dice la verità, una ragazza di 16 anni che non ha mai avuto la sua età.
Il tuo libro è un esempio concreto, una sorta di “guida” di come smontare e ricostruire la realtà partendo dai fatti. Può spiegarci qual è la forza e l’importanza della testimonianza?
Testimoniare in questo momento è necessario perché è un impegno che va al di là del risultato. Testimoniare non è propagandare, testimoniare non è neanche fare strategia o tattica. Testimoniare è qualcosa che non ha un fine: “è”. Testimoniare lo fai quando spesso non hai altra scelta per proclamare una verità. Quando migliaia di persone pensano che Aylan, il bambino trovato morto annegato sulle spiagge turche, sia un bambolotto, una fake news, lì non ti rimane che testimoniare, cioè mettere il tuo corpo a sostegno della verità e della responsabilità. Per questa ragione parlare oggi di migrazione si può fare solo testimoniando.
Algeciras, Spagna, 25 luglio 2018 © Olmo Calvo
Lo scorso anno ha fatto un appello affinché il mondo della cultura rompesse il “silenzio” sui temi che ci dividono, perché?
Ho fatto un appello, probabilmente fallito, perché anche se un pezzo importante degli intellettuali italiani è sicuramente in prima linea, la maggior parte codardamente rimane in silenzio. Cantanti che prima si schieravano, oggi furbescamente stanno zitti per paura di non riempire stadi e palazzetti. Artisti silenziosi, prudenti: neutrali si dice, no? Oggi tutto questo non c’è più, quindi prendere posizione significa avere coraggio e non un vantaggio.
Le seconde generazioni stanno arricchendo il patrimonio culturale italiano ed europeo. Distefano, Ghali, Gama, solo per citarne alcuni. Quando ho incontrato Distefano mi ha raccontato che lei è stato il primo a trattarlo da collega scrittore. Come le seconde generazioni influenzeranno, in modo organico, l’evoluzione del tessuto sociale italiano?
Le seconde generazioni ridisegneranno completamente il Paese perché si tratta di nuovi italiani che qui si sono salvati, che hanno studiato qui e che in molti casi hanno dato il meglio a scuola e quindi possono mostrare che “Italia” non è né colore della pelle, né religione, ma è costruire. Le nuove generazioni mostreranno quest’apertura. Dentro a un’alchimia che già abbiamo visto in Francia, in America e cioè che il Paese in cui vivi, in cui sei nato appunto, lo celebri ogni volta che crei, che esisti, che lavori in quel Paese. Tutto questo, secondo me, sarà fondamentale per smascherare le palle che ci hanno detto sul pericolo dell’invasione e sul fatto che non possa esistere un italiano nero o islamico o che esista una codifica dell’italiano: bianco, cristiano. Tutto questo sarebbe una descrizione troppo limitata al nostro Paese. Loro romperanno questa limitatezza.
Lo scrittore Antonio Dikele Distefano, autore di Non ho mai avuto la mia età (edito Mondadori)
La crisi climatica è causa di un aumento delle migrazioni. Come affrontare al meglio due fenomeni che non si possono negare, né tantomeno fermare?
Attraverso il racconto di Greta [Thunberg, ndr]. Raccontare tutto questo facendo sentire la responsabilità gigantesca che le generazioni di oggi hanno sul futuro in un mondo dove il futuro non esiste. Perché il futuro non si può guadagnare, lo puoi guadagnare ora o mai più. Greta ha permesso di attirare l’attenzione [dell’opinione pubblica, ndr] e di conservarla su un tema chiaro: si sta distruggendo il mondo che dovremmo lasciare in eredità. Detta così è molto banale e anche distante, raccontata da una ragazza e mostrata con un documentario, per esempio, fa la differenza. Per quanto mi riguarda quella bambina è simbolica per diverse ragioni.
Greta Thunberg sul palco di piazza del Popolo a Roma, insieme all’attivista belga Anuna De Wever
Anzitutto è proprio una bambina che deve puntare il dito perché è alla sua vita che i governi stanno mettendo mano, molto più che alla mia. Quindi sul piano dell’età, lei ha più diritto di altri, come i bambini in genere, di giudicare queste politiche. In secondo luogo: purezza. Si ha voglia che questa battaglia sia fatta da anime innocenti, altrimenti c’è troppo sospetto. Noi siamo abituati a sentirci a casa nella crudeltà. Noi ci fidiamo solo della cattiveria, ci fidiamo della furbizia. Quando non c’è cattiveria e non c’è furbizia non ci fidiamo. Questa ragazza ha una traccia importante di disinteresse.
In tutto ciò come sta cambiando l’azione, il rapporto che le organizzazioni criminali o di stampo mafioso hanno con l’ambiente?
Una delle cose incredibili è che le mafie hanno investito nelle energie alternative prima di tutti. Le mafie hanno messo mano sul coltan, il minerale che serve ai telefoni per conservare l’energia, prima che il mondo dell’informazione si accorgesse della sua esistenza. Le mafie sfruttano sicuramente i cambiamenti climatici, probabilmente mi sento di dire che ne sono corresponsabili. L’Africa: gran parte delle organizzazioni criminali ne gestiscono i rifiuti, i rifiuti tossici. Dove vanno a finire i rifiuti tossici inglesi, americani? In Africa. Credo che il vero problema in questo momento ciò che lega criminalità a cambiamenti climatici è la capacità delle organizzazioni di connettersi con la necessità di mercato: se domani servono più pannelli solari li fanno loro, se domani serve petrolio ci sono loro, se domani serve carbone ci sono loro, se serve coltan ci sono loro. S’infiltrano laddove c’è cash. Osserva le mafie e capirai le necessità del mondo. Cominceranno a commerciare acqua – già lo fanno – nel dettaglio, nella distribuzione appena l’acqua assumerà valore come il petrolio.
Oggi alle 17 sarò a Milano a Forma Meravigli (via Meravigli, 5). È proprio qui, in questo spazio dedicato alla fotografia, che #InMareNonEsistonoTaxi ha visto la luce. Vi aspetto resistenti! @Contrastobooks @FormaFoto pic.twitter.com/ThdumaSXlQ
— Roberto Saviano (@robertosaviano) July 1, 2019
Più in generale, in che modo le organizzazioni di stampo mafioso sono causa di disastri ambientali?
Abbiamo prove di discariche in Africa equatoriale occidentale: in Liberia, in Sierra Leone, in Benin. Lì le discariche di rifiuti tossici sono gestite da criminali e con un mercato tutto occidentale. Poi ci sono tutta una serie di prove che mostrano come la desertificazione aumenti la capacità delle organizzazioni criminali di trafficare coca. Se tu non hai più un villaggio, se tu non hai più una struttura e hai soltanto deserto, quello diventa un sito di stoccaggio. Quindi laddove avanza il deserto, là nasce un nuovo hub per la coca. E poi abbiamo le prove della assoluta rapacità delle organizzazioni criminali nel finanziare progetti minerari in grado di poter mettere le mani sul nuovo oro che è il coltan, a cui facevo riferimento prima. Io credo che quando si tratta di parlare di clima non si possa non fare riferimento al capitalismo. Il capitalismo va completamente riformato, piccoli accorgimenti non potranno salvare il Pianeta. Nel momento in cui il profitto è la prima regola, creperemo col profitto.

sabato 1 giugno 2019

Analisi

Enrico Letta: “Il trionfo della Lega? È una Brexit mascherata che ci isola in Europa”

L'ex presidente del Consiglio italiano: "La vittoria di Salvini fa male all'Italia perché ci isola ancora di più. Ormai è come se fosse una Brexit mascherata. La reazione dei Cinque Stelle alla sconfitta è infantile. Sono come l'apprendista stregone che ha evocato il demone e non sa come fermarlo"

27 maggio 2019

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/05/27/enrico-letta-intervista-elezioni-europee/42301/ 

La Lega trionfa, il Partito democratico regge, il Movimento Cinque Stelle crolla, doppiato dai suoi alleati di governo. I sovranisti crescono ma non sfondando. In Italia il risultato delle elezioni europee è chiaro, ma non è detto che questa possa essere una buona notizia per l'Europa. Per capire quale sarà l ruolo dell'Italia abbiamo intervistato l'ex presidente del Consiglio Enrico Letta ora decano della Scuola internazionale per gli affari di Parigi (Psia): «Tutti si aspettavano una vittoria dei populisti invece il miglior risultato l'hanno fatto i verdi. I sovranisti sono andati bene in Italia e in Francia. Anche se Le Pen era già andata bene nel 2014 e anzi ha ottenuto un risultato leggermente inferiore asciugando il partito gollista dei Chirac e Sarkozy che solo un anno fa aveva preso il 20% con Fillon».
Letta, la Lega ha stravinto le elezioni europee. Cosa succederà ora in Europa?
È un chiaro successo. Ma è stato un voto per il Parlamento europeo, non per quello italiano. La Lega ha fatto un ottimo risultato ma sarà sempre più isolata. E questo isolamento lo pagherà l’Italia perché la maggioranza dei nostri eurodeputati saranno condannati all’irrilevanza, emarginati da tutti gli altri. Al raduno di Milano, Salvini aveva detto che i sovranisti puntavano al secondo posto, subito dopo il Ppe, per obbligare i popolari a fare con loro un’alleanza di destra-centro. Ma l'eurogruppo di Salvini è ora solo quinto all’interno del prossimo Parlamento europeo: vale il 7% e sarà sempre più marginale. La situazione è preoccupante perché l’Italia si auto emargina nell’anno i cui si devono prendere due decisioni chiave. 
Quali?
Il presidente della Commissione europea e della Banca centrale europea. Negli ultimi anni sono queste due scelte fatte nel 2011 e 2014 che hanno cambiato la linea politica europea grazie all’influenza dell’Italia nella decisione. Ricordo che l’ultimo presidente della Bce è l’italiano Mario Draghi e grazie a lui la Bce ha cambiato approccio. L’Italia ha influito anche sulla scelta del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nel 2014 che ha cambiato la linea politica dell’austerità del suo predecessore José Manuel Barroso. L’Italia era ai tavoli dove si decideva anche e soprattutto per il suo interesse, ma oggi è fuori e chissà per quanto tempo. Il fatto che in Italia la discussione si è concentrata sul portafoglio economico del commissario italiano dimostra l'arretramento del nostro Paese.
Però al governo farebbe comodo avere un italiano come commissario agli Affari economici o all’Euro.
È una questione secondaria. I commissari europei sono 28: i portafogli sono tutti deboli di per sé. Anzi, il fatto di avere un portafoglio economico importante rende più difficile aiutare il Paese di origine del commissario. Perché c’è una grande attenzione sui conflitti di interesse in Europa. Salvini sta infilando l’Italia in una Brexit mascherata all’italiana.
Cioè?
Metterci così ai margini dai tavoli dove si decidono le cose è come essere usciti dal circolo di chi conta. Siamo diventati come gli ungheresi e i polacchi. Con la differenza che l’Ungheria e la Polonia non hanno l’Euro, mentre noi sì. Non possiamo permetterci un isolamento come questo.
Bisogna riflettere sul crollo impressionante del Movimento Cinque Stelle. Mi colpisce la reazione miope e infantile dei dirigenti grillini. Una bocciatura così sonora dovrebbe farli interrogare sul disastro che hanno creato. Sono come Topolino apprendista stregone nel film Fantasia: hanno evocato un demone e questo li ha mangiati

Enrico Letta
Però se lo sarà spiegato il successo della Lega.
Salvini ha radicalizzato il voto di centrodestra e si è mangiato politicamente Forza Italia. La colpa è anche di Silvio Berlusconi che non ha mai voluto fare il passaggio generazionale e ora ne paga nel conseguenze. Ma stiamo attenti a non commettere un errore.
Quale?
Non dobbiamo avere lo strabismo di credere che il voto delle europee sarà quello delle politiche. In questo tipo di elezioni capitano spesso dei balzi imprevedibili: lo ha dimostrato il 40% del Partito democratico di Renzi cinque anni fa, ma anche Berlusconi nel 2009 quando arrivò al 35%. Per dire, nel 1999 la lista Bonino da sola arrivò all’8%. Il dato politico è che esiste una parte di indecisi importante che non avrà problemi a spostarsi da un partito a un altro. Questo sarà il terreno su cui lavorare per chi vorrà vincere le prossime elezioni.
Secondo lei scopriremo presto cosa voteranno gli indecisi?
Sì, le elezioni nazionali si avvicinano con questo voto. Non ci sono più le condizioni perché la maggioranza al governo regga. Bisogna riflettere sul crollo impressionante del Movimento Cinque Stelle. Mi colpisce la reazione miope e infantile dei dirigenti grillini. Una bocciatura così sonora dovrebbe farli interrogare sul disastro che hanno creato. Sono come Topolino apprendista stregone nel film Fantasia: hanno evocato un demone e questo li ha mangiati.
Però il Pd non è mica al 40% come cinque anni fa.
Ma ha fatto un buon risultato rispetto alle ultime politiche. Ha dimostrato che può essere il baricentro attorno a cui costruire un’alternativa per questo Paese. In Italia bisogna costruire una proposta politica che unisca temi sociali e ambientali, perché la più bella notizia delle elezioni europee è il successo dei verdi, anche se non esistono nell’Europa del Sud: non hanno superato la soglia in Grecia, Spagna e Italia. Però i verdi hanno portato tanti giovani a impegnarsi e a votare, lo vedo qui anche con i miei studenti. L’ambiente è il tema su cui l’Unione europea è all’avanguardia da sempre. Il Partito democratico deve farsi paladino in Europa per far sì che nella nuova maggioranza formata da socialisti, popolari e liberali entrino anche i verdi.
Quali dovranno essere le priorità della prossima commissione europea?
L’Unione europea dovrà affrontare tre temi essenziali: l’ambiente, perché la lotta contro il cambiamento climatico è la vera emergenza di oggi. Ma anche il tema dell’umanesimo tecnologico: cioè la protezione della persona nei grandi cambiamenti che l’automazione e l’intelligenza artificiale porteranno nella nostra società. Il terzo è la questione sociale: c’è bisogno che l’Europa si occupi pesantemente di combattere la disoccupazione giovanile e la povertà. Tutto il resto è secondario.

L’unica vera domanda che ha senso porsi sul Russiagate di Salvini

Possiamo chiederci tutto, sull'incontro dell’Hotel Metropol tra Gianluca Savoini e i russi, sullo scoop di Buzzfeed, sulle “manine” e sulle conseguenze. Ma la domanda è un’altra: perché questo legame tra le potenze stranieri ostili all’Europa e i sovranisti di casa nostra?

13 luglio 2019
Vasily MAXIMOV / AFP
Possiamo ripeterceli all’infinito, i fatti. Possiamo raccontarci all’infinito che Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia - Russia con sede in via Bellerio, leghista di ferro dal 1991, fedelissimo di Bossi e Maroni, vicepresidente del Corecom, l’agenzia di comunicazione di Regione Lombardia, ha incontrato una delegazione di non precisati uomini russi all’Hotel Metropol di Mosca. Possiamo ripeterci finché vogliamo che ciò di cui i sei uomini parlano è la creazione di un fondo nero a favore della Lega da circa 58 milioni di euro per pagare la campagna elettorale di Salvini alle elezioni europee, attraverso la vendita di carburante all’Eni da una non meglio precisata società russa. Possiamo pure ricordare che la Lega, nel frattempo, cercava di far passare all’interno del decreto “Spazzacorrotti” un emendamento che permettesse ai partiti o ad associazioni e fondazioni ad essi legate di ricevere finanziamenti esteri. Possiamo raccontarcela tutta, e possiamo scannarci all’infinito sul fatto che Salvini sapesse o meno quel che stava facendo il suo sodale di partito, possiamo chiederci se un tentativo di corruzione valga come una corruzione fatta e finita, se il discrimine tra innocenza e colpevolezza siano i soldi e il fatto compiuto, se sia lecito o meno che una forza politica italiana prenda i soldi da una potenza straniera, se siano di più le affinità o le divergenze col Pci che prendeva i soldi da Mosca e la Dc che li prendeva da Washington o +Europa che li prende da George Soros, se c’è o non c’è la manina che ha passato le carte prima all’Espresso e poi a Buzzfeed, e possiamo pure passare i prossimi mesi a ipotizzare di chi sia quella manina, se americana, o russa, o italiana, e sia la stessa manina che ha incastrato il vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache, per lo stesso identico motivo, solo un paio di mesi fa, alla vigilia delle elezioni europee.
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Possiamo pure riempirci la testa di retroscena ed elucubrazioni di Palazzo, sulla tenuta del governo, sull’ipocrisia dei Cinque Stelle, sulla maggiore o minore possibilità di elezioni anticipate, sui su e giù della Lega nei sondaggi, sulla credibilità internazionale dell’Italia, sul nostro ruolo in Europa, sull’impatto che questo ennesimo scandalo avrà sulla manovra di ottobre, su tutto quello che volete.
Perché tutte le grandi potenze esterne e ostili all’Unione Europea vedono nella Lega un interlocutore da finanziare a da sostenere? Perché le politiche della Lega piacciono così tanto a Trump, Putin e Xi Jinping?
Possiamo tutto, ma l’unica vera domanda che ha senso farsi è un’altra. Anzi, sono due.
Uno. perché tutte le grandi potenze esterne e ostili all’Unione Europea di cui noi facciamo parte, dalla Russia di Putin agli Stati Uniti di Trump, sino alla Cina che ha firmato con l’Italia il protocollo d’intesa sulla nuova via della seta vedono nella Lega un interlocutore da finanziare a da sostenere? Perché le politiche della Lega piacciono così tanto a Trump, Putin e Xi Jinping?
Due. Perché una forza che si definisce sovranista come la Lega - decisa cioè a recuperare spazi di sovranità per il proprio Paese - ha la necessità di legarsi mani e piedi a tutte le grandi potenze del pianeta da cui dipendiamo per energia e materie prime, che impongono dazi alle nostre merci, che esercitano una pressione tecnologica e competitiva enorme sulle nostre produzioni, sul nostro benessere, sulla nostra sovranità?
Rispondete a queste due domande. Poi, promesso, ci occuperemo del resto.


Il Russiagate è solo l’antipasto: il progetto di Salvini è un’Italia alla deriva e nemica di tutti


Lo scandalo in cui è impigliata la Lega rivela, in sottotesto, un cambiamento molto più grande e più pericoloso: quello di un partito che cercherà di eliminare l’idea di società aperta e tollerante in nome di nuove alleanze e amicizie


15 luglio 2019

Andreas SOLARO / AFP
Qualcuno ha avuto problemi con Ruby. Qualcuno con lotti (minuscolo) e appalti. Qualcuno infine con Lockheed e rubli, tesori russi e tesori americani d’antan. Di scandali, finanziamenti occulti, riciclaggio e disinvoltura nel negare l’evidenza (dalla nipote di Mubarak a Savoini/Carneade imbucato ai ricevimenti ufficiali, chi era costui?) si sono purtroppo nutrite la prima, la seconda e la caricatura della terza Repubblica con contorno drammatico e inquietante delle trame che hanno ammorbato la storia degli ultimi decenni, dal rapimento Moro alla P2.
Trame in parte ancora oscure, in parte ascrivibili alla Guerra Fredda, al gioco politico/diplomatico in cui l’Italia era impigliata, con tante variabili comprensibili e un po’ paradossali, soltanto se si ripercorre la storia plurisecolare di un Paese invaso, dominato, mai veramente unito, con vocazione al vassallaggio.
C’è un’altra ben più grave problematica che il Russiagate in cui è impigliata la Lega di Salvini ha portato alla ribalta. Ossia la metamorfosi politica, culturale e ideologica del partito
Il PCI, presunto terminale degli interessi e dei finanziamenti di Mosca, preferiva l’ombrellone della Nato. La Fiat degli Agnelli era ben lieta di aprire in Russia le prime fabbriche di automobili italiane. Tutto questo non appartiene al passato, perché tanti rivoli politici, culturali, economici, in buona parte legali e alla luce del sole, ancora oggi, e probabilmente in futuro, irradieranno la ragnatela dei rapporti fra l’Italia e le Grandi Potenze, Russia compresa.
Questa premessa per fare riflettere su un’altra ben più grave problematica che il Russiagate in cui è impigliata la Lega di Salvini ha portato alla ribalta. Ossia la metamorfosi politica, culturale e ideologica del partito, al di là degli affari effettivamente conclusi e dei finanziamenti effettivamente ottenuti sottobanco. Che Salvini chiarisca o meno, che tutto finisca in una bolla di sapone, che qualcuno paghi per davvero e non ci venga raccontato che Savoini è il nipote di Tutankhamon e non è nemmeno leghista, che la Russia abbia davvero interesse a finanziare movimenti sovranisti e abbia la potenzialità di farlo - sono aspetti pesanti, ma secondari di una vicenda che potremmo comunque iscrivere nella storia patria di corruzione e presunti finanziamenti illeciti.
La metamorfosi leghista, confermata dal Russiagate, è invece il vero fatto inquietante che assegna a Matteo Salvini il poco onorevole ruolo di politico più pericoloso d’Europa (copyright l’Economist). Perché dietro alla corsa ad accreditarsi a Mosca (dopo l’inginocchiatoio a Washington che forse ha fatto scattare trappole e ritorsioni dei burattinai) c’è tutta la conversione di uomini, mezzi, programmi e attività politiche e organizzative del movimento fondato da Bossi.
Basta ripercorre le tappe pià significative. Dalle sparate contro i terroni alla più o meno rispettabile esaltazione della Padania, dalla rispettabile battaglia autonomista alle illusioni secessioniste, dalla guerra all’Europa e all’euro alla deriva sovranista e nazionalista per conquistare il consenso popolare anche al Sud.
È lo sfregio di una società che continuamo a ritenere aperta, tollerante, profondamente democratica, ancora europeista, solidale, la deriva autarchica (se non autoritaria)
Dentro questa conversione, ci sono arruolamenti di ex fascisti e ideologici del nazionalismo, lo stillicidio di episodi razzisti e xenofobi sostenuti o tollerati da amministratori locali, i proclami a favore dell’uso delle armi e dell’autodifesa, il supporto culturale e intellettuale di visioni e progetti in rotta di collisione con l’Europa, l’esaltazione della Brexit, i legami con movimenti sovranisti e di estrema destra in Europa, la disinvoltura che porta allo spargimento capillare di slogan, insulti e denigrazione di critici e avversari, la voracità nell’occupazione di spazi culturali e informativi, la pressione sui media, il richiamo a tradizioni ataviche, come se fosse riproducibile una grottesca marcia wagneriana in salsa padana.
In questa conversione, per tanti anni considerata folkloristica e un po’ cialtrona, come le felpe del capitano, ci sono oggi i germi di un pericolo reale che troppi stentano ancora a vedere. Il pericolo che la metamorfosi di un movimento diventi la metamorfosi di un Paese, lo sfregio di una società che continuamo a ritenere aperta, tollerante, profondamente democratica, ancora europeista, solidale, la deriva autarchica (se non autoritaria) di una Nazione che si allontana dall’Europa senza sapere nemmeno dove andare. Avanti tutta, alla deriva.
Ma se questo è la traiettoria, che cosa nasconde il Russiagate se non la genesi di una conversione della collocazione internazionale del Paese, delle Alleanze, dei rapporti con l’Europa, di un laboratorio ideologico e culturale da esportazione, secondo tradizioni novecentesche di cui purtroppo siamo stati specialisti?