Il Blog delle malefatte sindacali a Malpensa (e non solo)
mercoledì 9 giugno 2010
Marchisio ladrone?
mercoledì 12 maggio 2010
UK all'italiana?
[...] La democrazia britannica non si merita tanto: queste elezioni non hanno dato un vero e proprio vincitore ma neppure un unico vero e proprio perdente. C’è la recessione, la Grecia, la disoccupazione. Bisogna governare. E invece si negozia: tra Tory e Libdem, tra Libdem e Labour.
[...] La trattativa tra Tory e Libdem – cominciata venerdì e trascinatasi sino a lunedì, con il coup de théâtre di Gordon Brown – ha infatti svelato in tutta la sua limpida perversione il meccanismo negoziale tipico dei sistemi politici coalizionali europei. Sapete, le dichiarazioni di questo e le puntualizzazioni di quello, i pizzini del deputato Tizio, e il ricatto morale del militante Caio. Spettacolo indecoroso. Tant’è che uno degli argomenti più gettonati tra i britannici oppositori del proporzionale, in questi giorni, è: “ma guardate come ci siamo ridotti, sembriamo l’Italia!”.
Nemesi interessante per Nick Clegg: pur senza cambiare sistema elettorale, ha mostrato alla Gran Bretagna cosa possano significare i termini “coalizione” o “proporzionale” e quanto quei democratici costrutti facciano a pugni con il principio esimio della democrazia nazionale: chi vince governa.
Il negoziato ha logorato la leadership di Cameron e rafforzato le istanze più radicali dei due primi attori della trattativa (sono persino scesi in piazza dei fanatici del proporzionale, a ricordare a Clegg, mentre quello negozia con i Tory, acerrimi nemici di qualunque riforma, che la priorità Libdem è appunto la riforma elettorale!).
Ed il risultato probabile, alla fine di queste estenuanti contrattazioni, sarà la meno democratica delle soluzioni: una "coalition of losers" o, per dirla con Gordon Brown, a progressive coalition of government [...]
[...] il sistema proporzionale che loro (i Libdem, ndr) sostengono prevede che ad ogni elezione si ripeta l’estenuante rituale che è andato in onda in questi giorni, e di cui nessuno può francamente dirsi happy.
[...] Certo, è appassionante seguire la British next government saga, con i suoi retroscena, i suoi colpi di scena, le sue scenette di compassata gravità. Ma la farsa è bella se dura poco. Non è questa la democrazia britannica. Questa è una versione civile dell’italico, caotico ordine delle cose! Guardate, basta dare un occhio alla composizione del nuovo parlamento britannico per capire che loro non sono ancora pronti per essere come noi. Le minoranze etniche, ad esempio, sono rappresentate da 26 MPs, 12 in più del precedente parlamento, mentre con le 139 deputate appena elette il nuovo parlamento tocca il record di presenze femminili.[...] Rispetto alla distribuzione delle costituency inglesi si osserva inoltre come, a parità di connotati socio-economici, l’affermazione di un partito piuttosto che un altro in un dato territorio sia indipendente da quello che il partito fa a livello nazionale: vince il candidato che si presenta localmente come il più rappresentativo, segno che il buon vecchio First Pass the Post permette ancora di onorare quella magnifica virtù del maggioritario britannico che è l’accountability di un parlamentare rispetto alla sua comunità.
Che sia una parentesi, questa hung experience, come lo fu nel 78? Lo speriamo, per il bene loro e per il bene nostro[...].
venerdì 30 aprile 2010
Canaglie atomiche
E adesso a quando un bell'accordo per la fornitura privilegiata di tecnologia atomica alla Libia di Gheddafi?
venerdì 26 marzo 2010
Il Merlo parlante
Corruzione e devozione
A metterli uno appresso all'altro, i crimini italiani, i peggiori crimini, più che fascicoli giudiziari sembrano grani di rosario.
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=QAYZ1
sabato 6 marzo 2010
L'indecenza dei golpisti
lunedì 8 febbraio 2010
Endorsement 4 Emma
Questo blog invita con grande convinzione a votare Emma Bonino nell'elezione a governatore della Regione Lazio.

http://www.boninopannella.it/
Il fatto che la sua avversaria, poi, sia una sindacalista rende ancora più chiaro il senso dello scontro in campo. E non a caso, infatti, R. Polverini è sostenuta da tutti i poteri forti locali e non: burocrazie sindacali, pezzi peggiori della partitocrazia locale, palazzinari romani e laziali e loro giornali (a cominciare dall'Unione Democristiani Caltagironisti, UDC), sette neofasciste varie, lobby della sanità privata pagata con denaro pubblico (a cominciare dal plurinquisito boss delle cliniche Angelucci & co., nonché senatore del PdL oltre che proprietario di giornali e di altri organi di informazione e di lobbying trasversale...), e naturalmente - e come poteva mancare? - Vaticano con in prima linea la parte più prepotente del potere clericale e simoniaco della CEI (Ruini e i suoi eredi, per intenderci), ebbene tutti costoro stanno con R. Polverini (già ampiamente fagocitata dalla loro macchina di potere) ma soprattutto stanno e agiscono contro E. Bonino e quello che rappresenta e a cui potrebbe dar corpo nel caso di una sua elezione al governo della Regione Lazio.
Serve altro per votarla, sostenerla e sperare che vinca?
venerdì 5 febbraio 2010
Licenza di sparare (cazzate)
Montezemolo: la Fiat? Mai ricevuto un euro dallo Stato.
venerdì 29 gennaio 2010
lettere italiane -1
Salve, sono un cittadino dell´Italianistan.
Vivo a Milano Due in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio. Anche l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).
Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto e leggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po´ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse!
venerdì 22 gennaio 2010
L'ennesimo pretesto
Internet non è un luogo diverso(pubblicato martedì 19 gen 2010 da P. Tassone)
Internet era tra le tre famose I del quarto Governo Berlusconi, insieme ad Impresa ed Inglese. E’ sopraggiunta la crisi e gli 800 milioni promessi per l’infrastruttura, per cercare di portare la banda larga un po’ ovunque, hanno dovuto cedere il passo ad investimenti più importanti. Niente banda da 2 Mbit garantita per tutte le famiglie, come aveva garantito il ministro Brunetta e niente di fatto anche per quei 50 o 60 mila nuovi assunti che – si stima – avrebbero trovato lavoro nell’indotto.
Internet può attendere: peccato, perché con la banda larga magari si potrebbero lasciare a casa (a lavorare, però) un discreto numero di pendolari che ogni mattina salgono sui treni, permettendo loro di non perdere inutili giorni di lavoro quando sono impossibilitati a muoversi.
Per una nevicata, ad esempio.
Se però Internet diventa “cattiva” merita subito attenzioni: il gesto di un ragazzo in cura per problemi psichiatrici che lancia una statuetta contro il Premier, ferendolo, diventa un pretesto per una regolamentazione di emergenza. E durante l’emergenza è sempre la “pancia” a prendere il sopravvento, mai la “testa”: si preannuncia un giro di vite per controllare la Rete, incubatrice di odio.
Creare per scherzo su Facebook un gruppo di ammiratori dello psicolabile attentatore potrebbe diventare reato, addirittura un semplice click come “diventa fan” sarebbe a rischio penale.
Se non fosse che è il Ministro dell’Interno Maroni a parlare, verrebbe da guardare il calendario, per sincerarsi che Aprile sia ancora lontano: così, anziché scusarsi con i cittadini di non essere neppure riuscito a garantire la sicurezza del Premier da un “nemico” tutto sommato innocuo, alza la posta indirizzando le accuse verso la Rete (l’attacco è sempre la migliore difesa).
Con il passare dei giorni la “testa” torna a comandare: Internet non è un luogo diverso dagli altri, le leggi ci sono già ed è sufficiente farle applicare.
Internet è così simile alla vita reale che il Tribunale di Roma ha dato ragione a Mediaset nella causa contro Google: il contendere riguardava i numerosi filmati presenti sulla famosa piattaforma di streaming YouTube i cui diritti appartengono ovviamente a Mediaset. Il giudice ha ritenuto di non poter equiparare a “provider di spazi web” Google, ma anzi di considerarlo un Editore in senso “classico”, che guadagna con la pubblicità e che, però, risponde dei contenuti pubblicati.
Una interpretazione molto diversa rispetto alla normativa europea sugli UGC (User-Generated Content), dove a rispondere sono solo gli utenti che caricano materiale protetto e mai i provider che metteno solo a disposizione il mezzo: sarà una interessante e avvincente sfida legale [...]
http://www.oltrelinux.com/2010/01/19/internet-non-e-un-luogo-diverso/#more-2236
venerdì 15 gennaio 2010
Appunto
«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro».
«I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali». Attenti alla chiusa: «Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite, e non contestano il salario».
«Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal Sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione».
Sporchi, brutti, cattivi, misteriosi e incomprensibili. Si parla di noi, sembriamo noi che parliamo di loro. Il fatto è che i ricordi ruggenti si stingono con il tempo che passa, quelli tristi subiscono anche la scolorina dell’amor proprio, e così diventa possibile – avendo perso contezza di essere figli o nipoti di gente emigrata ovunque – non nutrire alcuna comprensione per chi oggi arriva nel nostro Paese. Eppure, ancora agli inizi dello scorso secolo, come dimostra il brano citato, l’Ispettorato per l’immigrazione statunitense diffidava degli immigrati dallo Stivale e invitava a fare attente cernite sull’importazione di forza lavoro. Poche righe di una relazione al Congresso del 1912 ci aiutano a capire che la ruota gira, è già girata, e non è detto che non torni a girare un’altra volta. Ma se gli americani avessero dato ascolto alle loro paure, Martin Scorsese aspirerebbe all’Oscar per il miglior film straniero, Rudy Giuliani avrebbe applicato la tolleranza zero alle magagne della periferia di Milano e il Fiorello La Guardia sarebbe al massimo l’aeroporto di Roma. L’America insomma sarebbe un’altra cosa. Loro, noi: destini incrociati. Se solo lo tenessimo a mente.