Il Blog delle malefatte sindacali a Malpensa (e non solo)

venerdì 26 marzo 2010

Il Merlo parlante

Uno straordinario articolo (come spesso gli capita) di F. Merlo descrive alla perfezione il degrado dell'etica privata e pubblica in un'Italia sempre più clericale e a tutti i livelli devastata dall'ipocrisia (privata e pubblica ormai anch'essa) e dalla doppia morale dei potenti, delle caste, del clero, e anche di tanti cittadini. E lo fa con il piglio e il rigore del vero moralista, nel senso della grande tradizione laica e civile di chi smonta i luoghi comuni con argomentazioni incardinate sui fatti e non - per intenderci - nel senso di chi deve (a spese della libertà degli altri, e spesso anche dell'altrui portafoglio) proclamare "valori" come ipocrita strumento di copertura o di corrispettivo (soprattutto quando tali "valori" si rivelano particolarmente materiali...) di marchette vaticane (e non).
L'articolo risale ad alcuni giorni fa, ma è di tale respiro e lucidità di vedute che la sua lettura apparirà tristemente fresca di giornata oggi e probabilmente anche domani e dopodomani... Memorabile.

Corruzione e devozione
di F. Merlo - La Repubblica - 6 marzo 2010

A metterli uno appresso all'altro, i crimini italiani, i peggiori crimini, più che fascicoli giudiziari sembrano grani di rosario.
Più che una giurisprudenza compongono una confraternita. Dalla corruzione nello Stato alla mafia, dallo sfruttamento della prostituzione alle scalate dei banchieri devoti, in Italia sembra esserci, tra Cristo e Barabba, lo stretto rapporto che c' è tra asole e bottoni. Questo legame, inquietante per tutti ma offensivo soprattutto per chi davvero ha Fede, è diventato persino grottesco nella terribile inchiesta sulla Protezione civile. Al punto che «la cricca», oltre che agli avvocati, dovrebbe essere affidata ad una squadra di teologi. E proviamo a fare il riassunto senza faziosità laica o, per essere alla moda, laicista: pone Domine custodiam ori meo, poni o Signore una custodia alla mia bocca.
Dov' erano nascosti i fondi neri, il bottino, dell' imprenditore Anemone? In casa del prete, del suo direttore di coscienza don Evaldo Biasini, dietro un quadro sacro.
E qualè l' altissima onorificenza del superfunzionario corrotto Angelo Balducci? Gentiluomo di Sua Santità.
Dove cantava il giovane nigeriano Chinedu Thomas Eihem, prostituto e procacciatore di prostituti? Nel coro di San Pietro.
Dove arriva la telefonata per concordare le prestazioni del cubano, dei due neri, del tedesco, del calciatore e del ballerino? Nel palazzo barocco, realizzato dal Borromini, della Propaganda Fide, e più precisamente nella residenza privata di Sua Eminenza il cardinale...
Cosa risponde il pio Balducci quando gli propongono un incontro bollente? «No. Alle 5 devo vedere Monsignor Paglia». Ma subito ci ripensa: «Possiamo anticipare. Io prima passerei da te e poi vado da Monsignor Paglia. Mezz' ora sola». Monsignor Paglia, certamente ignaro di tutto,è un vescovo molto stimato, presidente della Commissione episcopale sull' ecumenismo: vicina sunt vitia virtutibus, i vizi sono vicini alle virtù.
E dove lo raggiunge il prostituto per consumare? «In seminario».
E da dove parte ? «Dal Pontificio collegio Pio Brasiliano» che è la celebrata scuola per sacerdoti gesuiti.
Perché è staccato il telefono del bel calabrese? «Gli ho mandato anche un messaggio. Ma non risponde. Forse è a Messa».
Come fa il lenonea illustrare la qualità della ' merce' ? «Ci avrà 15 centimetri, occhi azzurri, è un Cristo di due metri».
Ad inquietarci qui non è la solita antica e spesso presunta scostumatezza vaticana né i sentori di una segreta vita debosciata nel cuore della Curia romana. Questa insomma non è letteratura, non è la versione aggiornata dei Sotterranei di Gide, delle scelleratezze dei Borgia, degli eccessi denunziati dalla poesia di Dante Alighieri. Qui c' è qualcosa di diverso e forse di irreversibile. E' la devozione altissima dei banchieri Fiorani e Fazio, divisi tra il latinorum degli studi su san Tommaso e i furbetti der quartierino; sono gli altarini nei covi dei mafiosi, le madonne di Totò Riina e Bernardo Provenzano; sono i camorristi che pregano e uccidono, i calabresi che a Duisburg baciano il crocifisso e sparano, i finanzieri d' assalto che studiano le Sacre Scritture ed evocano Sodoma e Gomorra. È don Biasini appunto, economo, come ha raccontato ieri Francesco Viviano, della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Gesù, gente che porta soldi in Africa e certamente subordina l' etica del danaro al cattolicesimo dei valori, sentendosi probabilmente irreprensibile dal punto di vista della propria morale: vita spartana e custodia delle tangenti, adorazione del Sangue di Cristo e bancomat della corruzione, «dimmi quanto ti serve e li vado a prendere»; riti, evangelizzazione, una coroncina con i grani rossi, le attese dei poveri, le lacrime dei sofferenti, le speranze dei popoli e... il riciclaggio del danaro sporco. Don Biasini secondo i Pm è il fornitore dei 50mila euro che Balducci avrebbe voluto dare a Bertolaso «senti don Evà, scusa se ti scoccio...». Evidentemente pensa, questo giovane missionario, che Dio sia Italiano, che ami soprattutto i peccatori e, molto più che sulla virtù, punti, per salvare le anime, sul pentimento...
È difficile trovare un criminale italiano che non esibisca timor di Dio, che non scriva lettere di perdono, che non frequenti i ministri del culto. Non ho alcuna spiegazione da fornire, non ho intenzioni di lanciarmi in una trattazione storica e teologica, né di citare Manzoni o magari Padre Pio, il Risorgimento e il Concordato o il tempo nel quale si tappavano le vergogne alla Venere del Botticelli. Di sicuro la cronaca non registra criminali che esibiscono con la stessa sfacciataggine una militanza nella morale laica, quella del rigore per le regole collettive e della tolleranza generosa ma severa, la dolorosa libertà di scegliere l' aborto, l' amore tra i gay, il sesso come espressione di un sentimento non eterno, la possibilità di sciogliere una pessima famiglia e ritentare, il difficile rapporto privato con Dio che è tipico di tuttii poveri diavoli del mondo...
Alla fine dunque vorrei solo far riflettere sull' incontestabile rapporto che c' è in Italia tra Cristo e Barabba, e sulla coscienza, che immagino disperata in prigione, del gentiluomo di Sua Santità a capo di una associazione a delinquere, abituato a commettere delitti di ogni genere e a invocare il divino perdono nei vestiboli, nei sacrari, nei refettori, nei sentieri tra le celle di un Paese dove la rispettabilità cattolica è garantita dall' ipocrisia.
Come quella della Federcalcio che coltiva lo sport più violento e incivile (e corrotto) del mondo ma squalifica il bestemmiatore sui campi, e ha persino inventato la nuova professione del cacciatore di bestemmie, ispettore autorizzato, apostolico indulto per concessione pontificia, a leggere le labbra, a interpretare le labiali, e dunque a sospendere l' allenatore del Chievo Domenico Di Carlo ma ad assolvere due calciatori che non avrebbero imprecato contro Dio ma contro Diaz e contro Zio perché sapiens verbis innotescit paucis, l' uomo savio si fa riconoscere da poche parole, come è scritto nella regola benedettina, cara ad ogni Gentiluomo di Sua Santità.
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=QAYZ1

sabato 6 marzo 2010

L'indecenza dei golpisti

Ed eccolo che alla fine (e dopo neanche tanta attesa) è arrivato, di notte come da migliore tradizione malavitosa, il colpetto di stato definitivo (o definitivamente rivelatore). La sanzione che, in questo paese, stato di diritto e democrazia sono lettera morta e che leggi, regole e procedure non valgono per il potere e per i potenti.
Il golpe partitocratico promosso da una maggioranza letteralmente fuori-legge si configura questa volta come una leggina (anzi, un decretino-legge detto "interpretativo" per meglio fornire una foglia di fico alla presidenza della repubblica e alla parte più connivente della non-opposizione partitocratica) non "ad personam" ma "ad listam" e in ogni caso sempre e comunque "ad potentes" e "ad praepotentes". Il tutto preparato dal solito tam-tam mediatico e da minacce non velate (si veda la macchietta sudamericaneggiante del ministro della Difesa con delega ai talk-show...) condite da ripetuti appelli ad eversive mobilitazioni di piazza, peraltro rivelatesi clamorosi fiaschi in termini numerici nonostante le convocazioni diramate ripetutamente da tutti i telegiornali del gruppo Rai-Set. E alimentato dalla solita retorica populista e di convenienza, da quello che A. Sofri ha ben qualificato come "vittimismo di maggioranza" (natura profonda del berlusconismo e prediletta copertura della sua realissima matrice partitocratica), allo scopo di "legittimare" lo stravolgimento delle regole messo in atto dal potere per il potere, per risolvere il c.d. "pasticcio delle liste"che altro non è, invece, che il "frutto misto di un'insipienza gonfiata dall'abitudine a fottersene e farla franca, affare di gruppi dirigenti che se la sono cercata".
Il punto è che la democrazia, come ripetono da una vita E. Bonino e i Radicali, non può fondarsi sul privilegio di violare la legge da parte del potere; la democrazia esiste solo se esiste stato di diritto, cioè se il potere è sottoposto esso in primo luogo alle regole, e almeno a quelle regole che esso stesso si è dato. Ma questo non è certo un paese (a proposito, la "p" minuscola è voluta perché meritata e doverosa) dove le regole sono uguali per tutti: lo si sapeva, ed ora c'è la conferma. In nome di una democrazia sbandierata come fondata sul diritto della forza invece che sulla forza del diritto, ma che in realtà non può esistere se privata della sua forma, arriva un atto eversivo che questa volta appare come un vero e proprio golpe, per modi, tempi e contenuti. Dopo aver cercato invano di farlo prima (secondo tipica consuetudine partitocratica) e non esserci riusciti o per incapacità (per inciso: come si può pretendere di governare una regione se non si è capaci nemmeno di presentare correttamente una lista?) o perché colti con le mani nel sacco, i Pataccari delle Leggine (P.d.L.) truccano le carte a partita elettorale in corso con un decreto che definiscono "interpretativo" ma che in realtà è una vera e propria truffa, con cui per legge si rende lecito tutto ciò che fino ad ora era illecito, e le carte false, le carte truccate o addirittura le carte inesistenti perché non falsificate in tempo (v. Lazio) diventano carte valide e, magari, addirittura carte vincenti. Può esserci una partita più truccata di così? E a quando un "decreto interpretativo" per stabilire, magari, chi ha vinto e chi ha perso le elezioni?

lunedì 8 febbraio 2010

Endorsement 4 Emma

Questo non è solo un endorsement, è un endorsement entusiastico.
Questo blog invita con grande convinzione a votare Emma Bonino nell'elezione a governatore della Regione Lazio.



http://www.boninopannella.it/

Il fatto che la sua avversaria, poi, sia una sindacalista rende ancora più chiaro il senso dello scontro in campo. E non a caso, infatti, R. Polverini è sostenuta da tutti i poteri forti locali e non: burocrazie sindacali, pezzi peggiori della partitocrazia locale, palazzinari romani e laziali e loro giornali (a cominciare dall'Unione Democristiani Caltagironisti, UDC), sette neofasciste varie, lobby della sanità privata pagata con denaro pubblico (a cominciare dal plurinquisito boss delle cliniche Angelucci & co., nonché senatore del PdL oltre che proprietario di giornali e di altri organi di informazione e di lobbying trasversale...), e naturalmente - e come poteva mancare? - Vaticano con in prima linea la parte più prepotente del potere clericale e simoniaco della CEI (Ruini e i suoi eredi, per intenderci), ebbene tutti costoro stanno con R. Polverini (già ampiamente fagocitata dalla loro macchina di potere) ma soprattutto stanno e agiscono contro E. Bonino e quello che rappresenta e a cui potrebbe dar corpo nel caso di una sua elezione al governo della Regione Lazio.
Serve altro per votarla, sostenerla e sperare che vinca?

venerdì 5 febbraio 2010

Licenza di sparare (cazzate)

L'ultima paradossale sparata della Lega nord: il permesso di soggiorno a punti. Per avere e conservare il quale gli immigrati regolari dovrebbero ad es. dimostrare di conoscere l'italiano e istruire i figli (salvo poi cercare di rendergli difficoltoso l'inserimento di questi ultimi nelle classi con paletti vari).
Neanche sarebbe sbagliato, se però si trattasse - come avviene in molti paesi più avanzati del nostro - di un percorso di integrazione civile da concludere con l'attribuzione della cittadinanzza, e non piuttosto di un'ennesima trovata vessatoria.
Ma la domanda che viene in mente è un'altra: se il requisito sarà conoscere la lingua italiana e avere figli istruiti... ebbene, chi glielo dice a Bossi?

Montezemolo: la Fiat? Mai ricevuto un euro dallo Stato.

Senza parole! Per questo post direi che basta solo il titolo. E comunque in effetti un fondo di realtà può esserci: il grosso del malloppo lo hannno storicamente ricevuto in lire, non tanto (ancora?) in euro.

venerdì 29 gennaio 2010

lettere italiane -1

Ricevo e pubblico una lettera da un paese sempre meno immaginario e sempre più inquietante:
Salve, sono un cittadino dell´Italianistan.
Vivo a Milano Due in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio. Anche l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).
Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto e leggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po´ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse!

venerdì 22 gennaio 2010

L'ennesimo pretesto

Eccoli che puntualmente ci riprovano. A imbavagliare un pò la rete. Ogni pretesto è buono.
Ce lo spiega bene un articolo pubblicato dal sito http://www.oltrelinux.com/ (collegato alla storica rivista Linux & C.), di cui è interessante in particolare la prima parte.
Internet non è un luogo diverso
(pubblicato martedì 19 gen 2010 da P. Tassone)

Internet era tra le tre famose I del quarto Governo Berlusconi, insieme ad Impresa ed Inglese. E’ sopraggiunta la crisi e gli 800 milioni promessi per l’infrastruttura, per cercare di portare la banda larga un po’ ovunque, hanno dovuto cedere il passo ad investimenti più importanti. Niente banda da 2 Mbit garantita per tutte le famiglie, come aveva garantito il ministro Brunetta e niente di fatto anche per quei 50 o 60 mila nuovi assunti che – si stima – avrebbero trovato lavoro nell’indotto.
Internet può attendere: peccato, perché con la banda larga magari si potrebbero lasciare a casa (a lavorare, però) un discreto numero di pendolari che ogni mattina salgono sui treni, permettendo loro di non perdere inutili giorni di lavoro quando sono impossibilitati a muoversi.
Per una nevicata, ad esempio.
Se però Internet diventa “cattiva” merita subito attenzioni: il gesto di un ragazzo in cura per problemi psichiatrici che lancia una statuetta contro il Premier, ferendolo, diventa un pretesto per una regolamentazione di emergenza. E durante l’emergenza è sempre la “pancia” a prendere il sopravvento, mai la “testa”: si preannuncia un giro di vite per controllare la Rete, incubatrice di odio.
Creare per scherzo su Facebook un gruppo di ammiratori dello psicolabile attentatore potrebbe diventare reato, addirittura un semplice click come “diventa fan” sarebbe a rischio penale.
Se non fosse che è il Ministro dell’Interno Maroni a parlare, verrebbe da guardare il calendario, per sincerarsi che Aprile sia ancora lontano: così, anziché scusarsi con i cittadini di non essere neppure riuscito a garantire la sicurezza del Premier da un “nemico” tutto sommato innocuo, alza la posta indirizzando le accuse verso la Rete (l’attacco è sempre la migliore difesa).
Con il passare dei giorni la “testa” torna a comandare: Internet non è un luogo diverso dagli altri, le leggi ci sono già ed è sufficiente farle applicare.
Internet è così simile alla vita reale che il Tribunale di Roma ha dato ragione a Mediaset nella causa contro Google: il contendere riguardava i numerosi filmati presenti sulla famosa piattaforma di streaming YouTube i cui diritti appartengono ovviamente a Mediaset. Il giudice ha ritenuto di non poter equiparare a “provider di spazi web” Google, ma anzi di considerarlo un Editore in senso “classico”, che guadagna con la pubblicità e che, però, risponde dei contenuti pubblicati.
Una interpretazione molto diversa rispetto alla normativa europea sugli UGC (User-Generated Content), dove a rispondere sono solo gli utenti che caricano materiale protetto e mai i provider che metteno solo a disposizione il mezzo: sarà una interessante e avvincente sfida legale [...]

http://www.oltrelinux.com/2010/01/19/internet-non-e-un-luogo-diverso/#more-2236

venerdì 15 gennaio 2010

Appunto

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro».

«I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali». Attenti alla chiusa: «Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite, e non contestano il salario».

«Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal Sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione».

Sporchi, brutti, cattivi, misteriosi e incomprensibili. Si parla di noi, sembriamo noi che parliamo di loro. Il fatto è che i ricordi ruggenti si stingono con il tempo che passa, quelli tristi subiscono anche la scolorina dell’amor proprio, e così diventa possibile – avendo perso contezza di essere figli o nipoti di gente emigrata ovunque – non nutrire alcuna comprensione per chi oggi arriva nel nostro Paese. Eppure, ancora agli inizi dello scorso secolo, come dimostra il brano citato, l’Ispettorato per l’immigrazione statunitense diffidava degli immigrati dallo Stivale e invitava a fare attente cernite sull’importazione di forza lavoro. Poche righe di una relazione al Congresso del 1912 ci aiutano a capire che la ruota gira, è già girata, e non è detto che non torni a girare un’altra volta. Ma se gli americani avessero dato ascolto alle loro paure, Martin Scorsese aspirerebbe all’Oscar per il miglior film straniero, Rudy Giuliani avrebbe applicato la tolleranza zero alle magagne della periferia di Milano e il Fiorello La Guardia sarebbe al massimo l’aeroporto di Roma. L’America insomma sarebbe un’altra cosa. Loro, noi: destini incrociati. Se solo lo tenessimo a mente.

lunedì 11 gennaio 2010

Rosarno, Italia